I semi di cannabis autofiorenti vengono sempre più discussi: si tratta di un fenomeno momentaneo o sono effettivamente interessanti? Chi naviga i negozi sul web alla ricerca di semi di cannabis sa certamente che esiste una vasta gamma di possibilità fra le quali scegliere. I semi non sono più come quelli di una ventina di anni fa, perché al giorno d’oggi sono presenti molte varietà sul mercato e i semi femminizzati sono utilizzati più frequentemente. In ogni caso, i semi di cannabis autofiorenti in cosa consistono? Ed è davvero vantaggioso spendere più soldi per un loro acquisto? The Cannabis Bakehouse ha studiato accuratamente questo fenomeno insieme a professionisti eccezionali.

Quando una comune pianta di cannabis comincia a fiorire, il solstizio d’estate è da poco passato; ciò corrisponde alla fase di crescita che la pianta ha passato. Un numero consistente di piante necessita di una grande quantità di luce, fiorendo attraverso la fotosintesi. Ognuno di noi sa bene quanto sia affascinante la natura; nonostante ciò, pochi sanno che durante la stagione primaverile è la luce solare blu a prevalere: le piante necessitano proprio di questa luce per svilupparsi nella fase che precede la loro crescita. Nel corso delle stagioni successive, la luce solare rossa è più presente e ciò consente alle piante di dare vita ai loro fiori. Ma con le autofiorenti ciò non avviene.

Questo perché la fioritura dei semi autofiorenti comincia a verificarsi nel momento in cui la pianta raggiunge una precisa fase dello sviluppo; non importa quale sia il colore dominante della luce. I produttori che coltivano le loro piante in una tenda o all’interno impongono la fioritura eseguendo un determinato programma, che alterna 12 ore di luci accese ad altre 12 ore caratterizzate dall’assenza di luce. Tale programma viene eseguito al fine di velocizzare le tempistiche concernenti la fotosintesi: ciò consente alle piante di fiorire in meno tempo, ottenendo il vantaggio di una minore durata della coltivazione. Tutto ciò non è necessario per i semi autofiorenti, dato che essi sono stati geneticamente modificati al fine di crescere nel momento in cui una precisa dimensione viene raggiunta. Il risultato? Potrai procedere al raccolto in meno di una decina di settimane, dato che la fioritura comincia all’incirca fra le due e le quattro settimane dopo la fase di pre-crescita.

Anche se possono differire da specie a specie, le piante autofiorenti sono frequentemente caratterizzate da dimensioni più contenute rispetto alle piante di cannabis standard. Pertanto, il risultato per ogni pianta è mediamente inferiore; tuttavia, in particolar modo con la coltivazione all’interno, è possibile seminare con più frequenza.

In particolare nelle nostre regioni, caratterizzate da temperature spesso non eccessivamente elevate e, in ogni caso, non per lunghi periodi di tempo, i semi autofiorenti si rivelano essere davvero la prima scelta. Se vengono seminate tardi e non abbiamo una stagione estiva troppo lunga, esiste la possibilità che non riescano a fiorire in tempo, soprattutto se vengono coltivate indoor; tuttavia, una putrefazione potrebbe avvenire per via del clima umido o freddo. Un ulteriore aspetto positivo dei semi di cannabis autofiorenti è da ricercare nella specie sativa, le quali sono più basse e dunque caratterizzate da una coltivazione più semplice in tenda o indoor. Ciò si applica in misura minore per le specie Indica, dato che esse sono piante che non diventano molto alte.

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